in corso | passate | future
dal 12/03 al 10/04 Anja Puntari. Pippi, Annika e Linda. Nel lavoro esposto in occasione dell’apertura di CHAN – in parte inedito – fotografie, un breve video e un’installazione sonora concorrono a creare un allestimento che ruota attorno al tema della paura nella società attuale. Le immagini e il video si ispirano alla serie televisiva Pippi Calzelunghe, girata alla fine degli anni ’60 in Svezia. Le protagoniste, bambine scapestrate che sfidano le regole di comportamento della società dell’epoca, possono essere considerate anticipatrici delle successive rivendicazioni femministe. Le innocue inquadrature anni ’60 di Pippi e dell’amica del cuore Annika, rielaborate attraverso la cancellazione dello sfondo, creano nello spettatore di oggi un forte senso di disagio perché percepite come al limite della pedofilia. Tale processo affronta la “deformazione” del nostro sguardo, esplicita come la paura della pedofilia trasformi i bambini e le loro immagini in “soggetti proibiti”, rendendo evidente il cortocircuito perverso che porta da un lato ad una profonda autocensura, dall’altro all’esibizione continua del privato attraverso i mass media. L’ambigua relazione tra vittima e sfruttatore è analizzata nel lavoro audio Pippi e Linda con Hamlet (2009) in cui Pippi Calzelunghe e Linda Lovelace intrecciano un dialogo surreale con l’audio degli omicidi di Hamlet Goes to Business di Aki Kaurismäki del 1984. L’opera scaturisce dalla ricerca sulla nascita dell’industria pornografica nella società occidentale, soffermandosi in particolare sulla figura della pornostar Linda Lovelace, (protagonista del film icona Gola Profonda, 1972). Qualche anno dopo l’attrice, che incarna un’immagine controversa di libertà, si schiererà con le femministe dichiarandosi vittima di uno sfruttamento brutale. Il tema di fondo, la paura, diventa lo spunto per condurre un’indagine sull’ambiguità di immagini, violenza e controllo sociale. Due teorici, Aria Spinelli e Beniamino Foschini, sono stati invitati a riflettere con un proprio testo indipendente sul tema della mostra, che diventa così un discorso a tre voci in cui ciascuno partecipa attraverso il proprio linguaggio. [contrai] Le opere in mostra: |